La Piramide dei Bisogni di Abraham H. Maslow

Questo modello suggerisce che i nostri bisogni più basilari siano cibo e acqua, e che poco altro ci importi fino a quando questi bisogni fisiologici non vengono soddisfatti. Una volta assicurato l’accesso a cibo e acqua, cominciamo a preoccuparci di cose come un riparo, vestiti e sicurezza.
Superate queste fasi, ci concentriamo sui nostri bisogni sociali, tra cui anche la necessità di far parte di un gruppo. Questi bisogni sono in parte appagati dalla nostra famiglia, ma cerchiamo poi di integrarli frequentando locali, circoli, associazioni o squadre.

Successivamente rivolgiamo le nostre energie alla necessità di essere rispettati e ammirati – il bisogno della stima altrui – mettendoci in mostra e in competizione per ottenere potere, vittorie e riconoscimento. Questi bisogni emotivi vengono poi superati da un sottile passaggio che porta alla necessità di autostima o fiducia di sé. In questa fase pretendiamo standard più elevati da noi stessi e ci affidiamo a criteri da noi definiti per misurare il nostro valore, anziché basarci su come ci vedono gli altri.
Al picco della gerarchia di Maslow è la persona che è dedita all’autorealizzazione, un bisogno che emerge quando entrambi i bisogni di stima (altrui e autostima) sono stati soddisfatti e la persona non è più motivata dalla necessità di dare prova di sé.


Bisogno di sicurezza e socialità sul luogo di lavoro: come conciliare le due esigenze

Con l’emergenza sanitaria molte persone sono state costrette a lavorare da casa (smart working). Ora la fase 2 apre nuovi scenari e nuove problematiche.
Maslow, con la sua piramide dei bisogni, ci insegna che il bisogno di sicurezza ricopre il secondo gradino, subito sopra i bisogni fisiologici di acqua e cibo.
Spesso le persone ci comunicano opinioni opposte in merito alle modalità lavorative: chi non vede l’ora di tornare in ufficio e chi, spaventato dalla paura del contagio, non ci tornerebbe più.
Nel secondo caso evidentemente il bisogno di sicurezza è superiore all’esigenza di socializzare con i colleghi. Questo può essere dovuto alle caratteristiche personali del soggetto, magari poco incline alla condivisione, oppure ad un clima poco favorevole sul luogo di lavoro. Sarebbe opportuno evitare di forzare queste persone a rientrare in ufficio se non strettamente necessario. Un collaboratore che non si sente tranquillo sul proprio posto di lavoro non renderà mai quanto potrebbe. Se avete la possibilità di lasciar scegliere ai vostri collaboratori, vi consigliamo di farlo.
Alle persone che, invece, sentono il bisogno di socialità e di riavvicinarsi agli altri, va garantita la possibilità di farlo, anche solo per qualche giorno alla settimana, in completa sicurezza e nel pieno rispetto dei protocolli vigenti.
E’ evidente che le persone debbano essere al centro di tutto. E’ quindi fondamentale chiedere l’opinione dei collaboratori e coinvolgerli anche nella gestione e ripartizione degli spazi sul luogo di lavoro. Il nuovo ufficio dovrà essere ergonomico, dovrà cioè sommare, elaborare e integrare ricerche e soluzioni per trovare il migliore equilibrio tra il sistema uomo-macchina-ambiente di lavoro e le capacità e caratteristiche psico-fisiologiche dell’uomo.
In generale, sarà soprattutto importante garantire il benessere psicologico delle persone che con la fase 2 potranno rientrare in ufficio. Abbiamo bisogno di tornare alla socialità, ma dobbiamo sentirci protetti e sicuri.

Bibliografia

Maslow A. H. (Ed). 2010. Motivazione e Personalità. Armando Editore